Siamo nel Maggio del 1994 quando nei negozi arriva un album che ritrae in copertina quattro ragazzi dal look tipicamente nerd e dall’espressione non proprio geniale…questi sono i Weezer e all’apparenza non potremmo che definirli quattro “sfigati”.
Non appena però parte la prima traccia dell’omonimo disco d’esordio (detto anche Blue Album) capiamo che tanto sfigati non sono, ma al contrario la band è piena di talento e non rinnega le proprie origini nerd.
My Name Is Jonas inizia con un arpeggio di chitarra acustica che si alterna a sfuriate di distorsione e ci racconta di un incidente d’auto e dei problemi con l’assicurazione del fratello del leader e mente del gruppo Rivers Cuomo (voce e chitarra ed autore di tutti i testi).
ll ritornello ti entra subito in testa e ce ne vuole per farlo uscire: non sarà l’unico della tracklist.
Rivers a quanto pare è molto geloso della propria ragazza e ce lo dice con la potente No One Else (altro ritornello micidiale): subito dopo si domanda del perché lei lo abbia lasciato nella malinconica e bellissima The World Has Turned and Left Me Here.
La song n° 4 Buddy Holly è forse la più nota dei Weezer: da ricordare il mitico videoclip realizzato da Spike Jonze dove la band suona sul set di Happy Days.
Il gruppo proveniente da Los Angeles (completato da Brian Bell alla chitarra, Matt Sharp al basso e Patrick Wilson alla batteria) uscì in un periodo dominato dal grunge ed inizialmente fece fatica ad imporsi non avendo nei propri pezzi la rabbia e la depressione tipiche di quel genere ne tantomeno camice di flanella e folte chiome.
Il gruppo proveniente da Los Angeles (completato da Brian Bell alla chitarra, Matt Sharp al basso e Patrick Wilson alla batteria) uscì in un periodo dominato dal grunge ed inizialmente fece fatica ad imporsi non avendo nei propri pezzi la rabbia e la depressione tipiche di quel genere ne tantomeno camice di flanella e folte chiome.
Nonostante ciò nei testi si riscontrano gli stessi problemi esistenziali che tormentavano gente come Kurt Cobain o Eddie Vedder, solamente visti con atteggiamento più ironico e scanzonato.
Cosa dire di In The Garage che ci spiega come il garage sia il luogo dove si è al sicuro dal giudizio del mondo esterno e con la quale i Weezer rivendicano il proprio essere Nerd (“I’ve got a Dungeon Master’s guide, i’ve got a 12-sided die”)?
O della fantastica Say It Ain’t So nella quale una lattina di birra riporta alla mente i problemi con l’alcol del padre del leader e la separazione dalla madre?
Il mood dei testi non è poi così differente da quello del grunge.
L’album si conclude con Only in Dreams, il brano più lungo del lotto (8 minuti) con un grande assolo finale di Cuomo.
Il successo del Blue Album è dovuto anche alla produzione di Rick Ocasek dei Cars, che guidò la band riuscendo a valorizzare tutto il potenziale delle già ottime canzoni a disposizione.
Un disco d’esordio del genere non si vede tutti i giorni e merita di essere ricordato tra i capolavori del rock alternativo: lunga vita a questi quattro “sfigati”!

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