La mia transizione da “appassionato” cronista di musica, ad altrettanto entusiasta discografico è stato un processo veloce ma non indolore. Nel giro di 10 anni esatti, passai dall’idolatria per Bruce Dickinson, nuovo vocalist dei Maiden, a partire dal monumentale The Number of the Beast, alla possibilità ripetuta di intervistarlo, per conto di Metal Shock e altri magazines, sia per il suo ruolo nella band, che per l’esordio da solista intitolato Tattoed Millionaire e finendo appunto, qualche anno più tardi, ad occuparmi della sua cartiera e dei suoi dischi, da discografico della Emi. Un salto triplo carpiato niente male direi! Con tutto quello che ne consegue, soprattutto a livello d’approccio.
Figuriamoci la sua sorpresa quando nel 1994 andai a prenderlo in aeroporto per la data romana di lancio di Balls To Picasso, suo secondo album solista! E il mio ricordo coincide con un episodio molto particolare che a distanza di tanti anni, me lo fa ancor di più apprezzare, soprattutto a livello umano.
Figuriamoci la sua sorpresa quando nel 1994 andai a prenderlo in aeroporto per la data romana di lancio di Balls To Picasso, suo secondo album solista! E il mio ricordo coincide con un episodio molto particolare che a distanza di tanti anni, me lo fa ancor di più apprezzare, soprattutto a livello umano.
Nel quadro delle attività previste avevo concordato una presentazione in un negozio specializzato della Capitale, sottostimando clamorosamente le potenzialità di affluenza di fans.
Quando arrivammo sul posto, la situazione era completamente ingestibile ed il servizio di sicurezza inadeguato alla portata dell’evento. Per giunta Bruce avrebbe dovuto esibirsi chitarra e voce in acustico. Bastò’ uno sguardo e Mr. Dickinson mi disse all’orecchio, che avremmo dovuto improvvisare per evitare il peggio. Così, in due e nel giro di 10 minuti riuscimmo a riorganizzarci e fare di fatto tutto. E mentre ero plausibilmente nel panico, fu Lui a tranquillizzarmi e comunicarmi serenità .
“Paolo non usciamo da qui fino a quando non avrò stretto la mano all’ultimo in fila che ha diritto come gli altri ed è venuto qui per me”. La sera a cena mi scusai con Lui, che mi disse che certe situazioni possono accadere e l’importante e mantenere i nervi saldi e gestirle al meglio per non scontentare nessuno. E passò la serata a raccontarmi della sua attività di pilota e del brevetto che aveva conseguito dopo non so quante ore di volo!
Avrebbe potuto lamentarsi e ne avrebbe avuto tutto il diritto, una volta tornato in UK; Invece mi arrivo un messaggio di ringraziamento per come era stato accolto a Roma e per la cura che avevo dimostrato nel lavorare al suo progetto. Quel giorno imparai una lezione determinante per il mio futuro professionale ed ebbi modo di constatare che professionista e uomo fosse Bruce Dickinson.



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