Il mio Jack Frusciante si chiama Steve Hackett ed ad un certo punto penso’ bene di uscire dal gruppo, che nel caso erano i Genesis ed io che ero poco più di un bambino ma la vissi come un dramma.
Due anni prima, nel 1975 era già uscito Peter Gabriel e sembrava proprio che la mia band stesse perdendo i pezzi. Dunque era il 1977 e ricordo lo stato di confusione tra album dei residui Genesis e dischi da solista di Gabriel e Hackett. In particolare Spectral Mornings del 79 fu il mio disco del cuore e credetemi quando dico che ancora oggi lo ascolto con quella passione e quell’immaginazione che animava i miei pensieri di allora .
La vita mi ha riservato tante sorprese. Molte bellissime ed inaspettate. Gli anni sono trascorsi , Steve Hackett ha continuato a fare dischi e tour ed io sono passato da appassionato a critico musicale e poi discografico .
Una decina d’anni fa la mia casa discografica penso’ bene di acquistare l’etichetta tedesca Century Media che nel suo roster aveva un’altra label chiamata Inside Out, specializzata in progressive rock di ieri e di oggi e come per incanto titolare della recente discografia del grande Steve .
Dunque un bel giorno Mr. Hackett arriva per l’ennesimo tour italiano e per promuovere uno dei suoi dischi in cui ripropone il materiale del periodo Genesis .
Concerto a Torino e breve viaggio per andare a stringergli la mano e fare p.r.
Eccomi li, seduto in camerino di fronte ad una leggenda . Uno che 40 anni prima (rispetto ad oggi) era per me il massimo punto di riferimento . “Paolo cosa pensi dell’andamento dei miei dischi in Italia?”. Naturalmente sono stato professionale ed ho interloquito con Lui da interlocutore di riferimento . Ma poi il fan che è in me non ha resistito alla tentazione e così ho aspettato il momento propizio quando eravamo soli e gli ho detto “Steve, got to tell you: I’m a fan since very beginning and when you left Genesis I was destroyed !” Mi ha fissato per un minuto senza parlare poi mi ha chiesto “How old were you?” “12” ho risposto .
E mi è venuto quel sorriso di ingenuità che deve averlo commosso. Da quel momento e per i successivi 10 minuti siamo stati due esseri umani che parlavano di ricordi e sentimenti . Mi chiese di descrivergli cosa provassi per il mio pezzo preferito di Spectral Mornings, gli raccontai l’emozione che provavo ogni volta che ascoltavo “Lost time in Cordoba “. Ricordo che quando ci salutammo mi abbraccio e mi disse che le mie emozioni lo avevano toccato nel profondo e che ogni volta che da adesso avesse suonato quel pezzo avrebbe pensato a ciò che gli avevo raccontato .
Foto di rito , concerto memorabile e una ridda di pensieri mi hanno fatto compagnia nel ritorno a Milano.
Sono tuttora il suo discografico italiano e quando i tedeschi mi chiedono cosa penso farà il prossimo album di Steve Hackett ripenso a quella sera di qualche anno fa e a quei pomeriggi di tanti anni fa con una punta di malinconia.
Due anni prima, nel 1975 era già uscito Peter Gabriel e sembrava proprio che la mia band stesse perdendo i pezzi. Dunque era il 1977 e ricordo lo stato di confusione tra album dei residui Genesis e dischi da solista di Gabriel e Hackett. In particolare Spectral Mornings del 79 fu il mio disco del cuore e credetemi quando dico che ancora oggi lo ascolto con quella passione e quell’immaginazione che animava i miei pensieri di allora .
Una decina d’anni fa la mia casa discografica penso’ bene di acquistare l’etichetta tedesca Century Media che nel suo roster aveva un’altra label chiamata Inside Out, specializzata in progressive rock di ieri e di oggi e come per incanto titolare della recente discografia del grande Steve .
Dunque un bel giorno Mr. Hackett arriva per l’ennesimo tour italiano e per promuovere uno dei suoi dischi in cui ripropone il materiale del periodo Genesis .
Concerto a Torino e breve viaggio per andare a stringergli la mano e fare p.r.
Eccomi li, seduto in camerino di fronte ad una leggenda . Uno che 40 anni prima (rispetto ad oggi) era per me il massimo punto di riferimento . “Paolo cosa pensi dell’andamento dei miei dischi in Italia?”. Naturalmente sono stato professionale ed ho interloquito con Lui da interlocutore di riferimento . Ma poi il fan che è in me non ha resistito alla tentazione e così ho aspettato il momento propizio quando eravamo soli e gli ho detto “Steve, got to tell you: I’m a fan since very beginning and when you left Genesis I was destroyed !” Mi ha fissato per un minuto senza parlare poi mi ha chiesto “How old were you?” “12” ho risposto .
E mi è venuto quel sorriso di ingenuità che deve averlo commosso. Da quel momento e per i successivi 10 minuti siamo stati due esseri umani che parlavano di ricordi e sentimenti . Mi chiese di descrivergli cosa provassi per il mio pezzo preferito di Spectral Mornings, gli raccontai l’emozione che provavo ogni volta che ascoltavo “Lost time in Cordoba “. Ricordo che quando ci salutammo mi abbraccio e mi disse che le mie emozioni lo avevano toccato nel profondo e che ogni volta che da adesso avesse suonato quel pezzo avrebbe pensato a ciò che gli avevo raccontato .
Foto di rito , concerto memorabile e una ridda di pensieri mi hanno fatto compagnia nel ritorno a Milano.
Sono tuttora il suo discografico italiano e quando i tedeschi mi chiedono cosa penso farà il prossimo album di Steve Hackett ripenso a quella sera di qualche anno fa e a quei pomeriggi di tanti anni fa con una punta di malinconia.


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